martedì 28 febbraio 2012

NAPOLI VISTA DA MESTRINO E' UNA CITTA' DI MONNEZZA. POI IL SINDACO VENETO SI VERGOGNA E CHIEDE SCUSA

Una fotografia del Vesuvio, simbolo di Napoli, e davanti un mare di immondizia. L'immagine, anacronistica, e' comparsa sul sito del Comune di Mestrino, in provincia di Padova, collegata al link con il calendario della raccolta differenziata. A segnalare la foto Stanislao Lanzotti, consigliere Pdl del Comune di Napoli che definisce quell'immagine ''un messaggio subliminale''. ''Come a dire: 'Se non fate la differenziata, fate la stessa fine'''. Si dice ''offeso'' e proposto che l'Amministrazione de Magistris si costituisse parte civile per chiedere il risarcimento per il danno di immagine che la citta' subisce. Dopo la segnalazione, il sindaco di Mestrino, Marco Valerio Pedron, esponente della Lega Nord, ha chiesto scusa ''al consigliere e all'intera citta' di Napoli'', facendo rimuovere la fotografia dal sito. ''Non ne sapevo nulla - si e' difeso Pedron - e sono d'accordo con le rimostranze del consigliere del Pdl del Comune di Napoli, Stanislao Lanzotti. Chiedo scusa da parte del Comune di Mestrino''. Pedron ha spiegato che si e' trattato di ''un'iniziativa di qualcuno'' della quale non era a conoscenza. ''Ritengo - ha sottolineato - che non sia il caso di giocare con un problema cosi' grave che ha interessato una città". Un gesto, le scuse e la rimozione della foto, che il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris ha cosi' commentato: ''Il sindaco di Mestrino si e' reso conto che, oltre a essere un fatto grave, era anche un falso che lo esponeva a una vicenda giudiziaria''. Quella foto, ha precisato de Magistris, ''mostrava uno sconcio che non appartiene a questo momento''. ''In passato Napoli e provincia hanno vissuto emergenze e criticita' - ha aggiunto - ma non adesso". L'ex pm ha invitato il suo collega del Nord a recarsi in citta': ''Venga a fare una passeggiata a Napoli, poi, quando torna, racconti com'e' adesso''. I Verdi campani, pero', dal canto loro, hanno fatto sapere di ''credere poco'' alle giustificazioni di Pedron. ''Riteniamo difficile la casualita' di questo episodio e dubitiamo fortemente che gli esponenti comunali, in gran parte leghisti, fossero all'oscuro di questa ennesima e squallida campagna contro il Sud e Napoli - hanno concluso -. Ancora piu' ridicole, a nostro avviso, le parole del sindaco che, a quanto pare, non legge e non guarda la home page del sito del proprio Comune per non essersi accorto di nulla. Segno che questi leghisti sono molto disattenti o in mala fede''.

domenica 26 febbraio 2012

EBOLI, PRESI I PRESUNTI ASSASSINI DI MARIA RICCI, LA 50ENNE AGGREDITA A COLTELLATE ASSIEME AL MARITO SOTTO CASA

Mario De Pasquale e Tiziano Alacqua, 27 e 35 anni, sono i presunti autori dell' agguato avvenuto la scorsa notte ad Eboli, dove una donna, Maria Ricci 50 anni, è stata uccisa a coltellate, mentre il marito Giovanni Caifa, 54 anni, è rimasto gravemente ferito. I due erano stati fermati dai carabinieri subito dopo l'agguato. Devono rispondere dei reati di omicidio volontario e tentato omicidio.

EBOLI, COPPIA AGGREDITA IN CASA. LA DONNA, MARIA ROSARIA RICCI UCCISA A COLTELLATE, IL COMPAGNO FERITO GRAVEMENTE

Nella notte nel Salernitano, a Eboli, in via S.Lorenzo, per cause in corso di accertamento , è stata aggredita una coppia . La donna Maria Rosaria Ricci del 1962 è deceduta a seguito delle coltellate ricevute. Il convivente del 58 anch’esso di Eboli veniva ricoverato in gravissime condizioni presso l’ospedale di Eboli. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Eboli, unitamente al Reparto Operativo di Salerno ed al pmOlivieri Carmine sostituto Procuratore di Salerno.

martedì 21 febbraio 2012

I VIGILI URBANI DI NAPOLI SCOPRONO CHE I CAMPI ROM SONO INFESTATI DA TOPI E SI VIVE IN CONDIZIONI SUBUMANE

Baracche infestate da topi di ogni dimensione, tra montagne di rifiuti e una marea di fango. E' uno scenario ''impressionante'' quello che si sono trovati di fronte gli uomini della Polizia municipale che hanno effettuato un blitz i tre campi rom della citta' di Napoli. Quella che e' apparsa loro in via Marina, nel 'cosidetto' Parco della Marinella a Napoli e' stata una vera e propria discarica a cielo aperto, in piena citta', e di fronte all'ospedale Loreto Mare. 150 uomini, coordinati dal generale Luigi Sementa, comandante della Polizia municipale di Napoli, hanno portato a termine all'alba l'operazione nella baraccopoli dove convivono diverse etnie presenti nelle varie zone del campo. Una situazione di allucinante degrado con bambini che giocano tra i topi. Per servizi igienici, water che definire di fortuna e' un eufemismo e condizioni di indicibile degrado. Le baracche erano state realizzate alla bell'e meglio con lamiere ed oggetti di scarto. Accanto una quantita' incredibile di rifiuti che in alcuni casi superavano in altezza le baracche. L'attivita' e' stata condotta anche con l'obiettivo di porre un freno a un fenomeno particolarmente diffuso, quello della rivendita di materiali prelevati dai cassonetti di rifiuti e poi portati sui marciapiedi della citta', con la proposta di un ''affare'' a pochi euro per capi d'abbigliamento ma anche di utensili di vario tipo. Sono state sequestrate, insieme con motocarri e veicoli, alcuni dei quali risultati rubati, ben 524 carrozzine per bambini utilizzate per il trasporto della merce trovata nella spazzatura. Per evitare ogni forma di eventuale 'riciclaggio' dei prodotti sequestrati, e' stata effettuata sul posto la distruzione con l'intervento dei compattatori dell'Asia, l'Azienda per l'igiene urbana della citta' di Napoli. Gli altri controlli sono stati effettuati nei campi di via del Riposo, vicino al cimitero di Poggioreale, ed a San Pietro a Patierno dove si e' proceduto al censimento dei presenti. Si tratta di immigrati provenienti in prevalenza dalla Romania dove si sono riversati molti che si trovavano nel campo di viale Maddalena chiuso pochi giorni fa. Il presidente della IV Municipalita' di Napoli, Armando Coppola, chiede che ''alla luce di quanto emerso dal controllo all'interno del campo di via Riposo sia necessaria trovare immediatamente una sistemazione adeguata ai rom che vivono a un passo dal cimitero e restituendo quei terreni, dopo una adeguata bonifica ai residenti del quartiere''. Lo scenario e' quello di un estremo degrado e sul fondo compare anche una guerra tra i poveri. Il presidente del Consiglio provinciale di Napoli, Luigi Rispoli, infatti, sostiene che all'interno del Parco della Marinella, quello di fronte all'ospedale Loreto Mare dove hanno operato i vigili urbani, convivono rom e senzatetto extracomunitari con i primi che pretenderebbero dai secondo un pagamento per l'occupazione delle baracche.

NESSUN RAPPORTO CON IL BOSS DELLA CAMORRA LUBRANO, ASSOLTO L'EX SINDACO DI PIGNATARO MAGGIORE GIORGIO MAGLIOCCA

Dopo quasi un anno di battaglie nelle aule di giustizia Giorgio Magliocca, ex sindaco di Pignataro Maggiore, comune del Casertano, con un passato di consulente (2005-2006) del ministro delle comunicazioni Mario Landolfi e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, e' stato assolto con formula piena dalla grave accusa di concorso esterno in associazione mafiosa; a pronunciarsi in questo senso e' stato il gup di Napoli Eduardo De Gregorio, in sede di rito abbreviato. Magliocca, avvocato trentottenne, era stato arrestato l'11 marzo dello scorso anno su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti della DDA Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito, perche' accusato di aver stretto in due circostanze un patto politico-mafioso prima con il boss della camorra Lello Lubrano (ucciso il 14 novembre del 2002), quindi con il suo successore Pietro Ligato (detenuto al 41 bis), ricevendo sostegno alle elezioni comunali del 2002 e 2006, entrambe vinte, e assicurando in cambio appalti e finanziamenti pubblici, nonche' la possibilita' per gli uomini del clan di continuare a gestire i beni confiscati. E' stato scarcerato dal Riesame il 25 gennaio scorso, dopo oltre dieci mesi e mezzo passati tra il carcere e i domiciliari. Contro di lui una presunta cena con il boss Lubrano in un ristorante di Bellona, comune a pochi chilometri da Pignataro, fatto che non ha trovato riscontri durante il processo, cosi' come non ha trovato conferme l'incontro del 2006 con Pietro Ligato, che in quel periodo era in cella. Ad accusare Magliocca anche un collaboratore di giustizia, Giuseppe Pettrone, e soprattutto un ''nemico politico'' come l'allora consigliere di minoranza al comune di Pignataro Raimondo Cuccaro, oggi sindaco del paese; la sua amministrazione si e' costituita parte civile, cosi' come l'altro teste dell'accusa Enzo Palmesano, giornalista, costituitosi al posto della Provincia di Caserta. Le denunce di Cuccaro e Palmesano riguardavano in particolare la gestione dei beni confiscati, ovvero la villa del boss Raffaele Ligato, piu' volte oggetto di atti vandalici, l'annesso pescheto e un appartamento, beni che non sarebbero mai passati realmente sotto il controllo dell'amministrazione, tanto che il gip Terzi, nell'ordinanza di arresto, esprimeva dure censure morali verso Magliocca. Dopo aver appreso dell'assoluzione perche' il fatto non sussiste, Magliocca, difeso dall'avvocato Mauro Iodice, si e' detto ''soddisfatto perche' finalmente e' stata ristabilita la verita'. Sono stato vittima di una vendetta della camorra''. Parole di gioia ma anche frecciate a sinistra e magistratura. ''Ricordo i giorni delle accuse, e ancor piu' la certezza che Giorgio ne sarebbe uscito a testa alta. Una storia, quella di Magliocca, che rafforza in noi la fiducia nella Verita', che e' sempre destinata a trionfare'', dichiara Mario Landolfi, sub commissario regionale del Pdl Campania. Soddisfazione giunge anche dal Pdl casertano, con i senatori Pasquale Giuliano e Gennaro Coronella, rispettivamente coordinatore e vice-coordinare provinciali, esprime ''viva soddisfazione''. Per Vincenzo D'Anna, componente della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere della Camera dei Deputati, ''un altro teorema a carico di un esponente politico del Pdl e' caduto''. Meno soddisfatto uno dei grandi accusatori di Magliocca, il giornalista Enzo Palmesano: ''Rispetto la sentenza - afferma - ma non la condivido, ci sono tutti gli elementi perche' possa essere ribaltata in appello''.

mercoledì 15 febbraio 2012

MARADONA AL CORRIERE DELLO SPORT: AMO L'ITALIA E GLI ITALIANI MA BASTA COL FISCO CHE MI PERSEGUITA

Italia ti amo, ma smetti di perseguitarmi". Cosi' Diego Armando Maradona in un'intervista al giornalista del Corriere dello Sport, Francesco Marolda. "Ce l'ho proprio con l'Italia. Ma, intendiamoci, non con gli italiani", dice il 'pibe de oro', attuale allenatore dell'Al Wasl negli Emirati Arabi. "Perche' ogni volta che metto piede in Italia mi sento perseguitato. Ogni volta che ci torno mi sento addosso una sensazione orrenda. Ce l'ho con il fisco italiano mi fa sentire un ladro, un truffatore. Ma io non ho mai rubato nulla all'Italia e agli italiani. Ho solo dato gioia e divertimento in campo", sottolinea l'ex n.10 del Napoli, che deve al fisco circa 40 milioni di euro. "No, il problema e' che io con quel debito non c'entro proprio niente. Io sono la vittima, non il colpevole. E invece in Italia sono diventato il simbolo dell'evasione fiscale. E' un'ingiustizia". Maradona ammette "di non essere l'unico in Italia a sentirsi perseguitato dall'ufficio delle tasse, ma non so se ad altri hanno mai tolto l'orologio dal polso oppure un diamante dall'orecchio". L'ex ct dell'Argentina afferma poi che "mi piacerebbe confrontarmi con il calcio italiano anche da allenatore". E parlando della controversia col fisco aggiunge che "qualche dirigente del Napoli di allora fece il furbo". Poi auspica "un atto di coraggio da parte della politica italiana" per "riconoscere certi paradossi, riportare le cose al 1991 e ragionare su soluzioni finalmente possibili. Risolvibili". Maradona coltiva il sogno di "allenare una squadra italiana. E se un giorno questa squadra fosse il Napoli, beh, allora si realizzerebbe anche un altro sogno".

L'EX CAPO DELLA PROCURA DI NAPOLI LEPORE DIVENTA RESPONSABILE DELL'ORGANISMO DI VIGILANZA DELLA ADLER PLASTIC

Giovandomenico Lepore, ex Procuratore di Napoli, ha accettato l'incarico di presidente dell'Organismo di vigilanza della Adler Plastic spa, gruppo internazionale, con sede a Ottaviano che progetta, sviluppa e industrializza componenti e sistemi per l'industria del trasporto che fa capo all'imprenditore Paolo Scudieri. "Una nomina - si legge in una nota della societa' - che arricchisce di professionalita' e autorevolezza l'organismo che vigila sulla corretta applicazione del modello di organizzazione, gestione e controllo, approvato dal consiglio di amministrazione ai sensi del Decreto Legislativo 231/01". "L'approvazione del Modello organizzativo, corredato dal Codice etico, e' in sintonia con una precisa scelta della proprieta' di applicare a tutto il Gruppo Adler, non solo in Italia, ma anche all'estero, e, in particolare, nei paesi asiatici valori etici e regole comportamentali che tengano conto della responsabilita' sociale dell'impresa, intesa come bene appartenente alla comunita' per i riflessi che la stessa ha nella vita delle persone con le quali entra in contatto. L'Organismo di Vigilanza e' collocato al pari del vertice aziendale e la scelta di nominare il dottor Lepore Presidente di tale Organismo, e' coerente con i requisiti di autonomia, indipendenza, professionalita' che il Decreto prevede per tale delicata funzione", conclude la nota.

martedì 7 febbraio 2012

CALCIOPOLI, ECCO LE MOTIVAZIONI DELLE PESANTI CONDANNE AGLI IMPUTATI

Le schede telefoniche estere fornite ad arbitri e designatori, e le intercettazioni e gli incontri con gli stessi designatori sono gli elementi decisivi che hanno portato alla condanna dell'ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi e degli altri imputati nel processo a Calciopoli. E' quanto si evince dalla lettura delle 559 pagine delle motivazioni della sentenza depositata oggi nella cancelleria della nona sezione del tribunale di Napoli. E' stato lo stesso presidente del collegio, Teresa Casoria, a mettere nero su bianco le ragioni che portarono lo scorso 8 novembre al verdetto di condanna per Moggi (5 anni e 4 mesi), e per i designatori Bergamo e Pairetto, nonche' per arbitri e dirigenti di societa'. La sentenza, se da un lato ribadisce le ragioni della colpevolezza, dall'altro non risparmia stoccate all'operato dei pm e degli investigatori. Per il tribunale, dunque, l'elemento ''ben piu' pregnante e decisivo'' e' rappresentato ''dall'uso delle sim straniere procurate da Moggi''. Oltre a questa circostanza si sottolineano gli incontri dello stesso Moggi ''con i designatori fuori delle sedi istituzionali, che emergono dalle intercettazioni telefoniche in prossimita' delle partite, l'uso delle schede straniere fornite a arbitri e designatori, il continuo e prolungato chiacchierare...che effettivamente puo' configurare la trasmissione del messaggio potenzialmente idoneo a spingere i designatori, e talora anche gli arbitri, a muoversi in determinate direzioni piuttosto che in altre''. Il presidente Casoria si sofferma in particolare sul reato di associazione per delinquere indicando ''quelli che si ritengono gli elementi di prova della responsabilita' di Moggi, utili a conferirgli la qualifica di capo dell'associazione''. E mette in risalto ''il rapporto diffusamente amichevole degli arbitri con Moggi, che non perde valore indiziante - si legge - solo perche' dagli atti emerge il rapporto di altri arbitri non imputati e addirittura di taluno degli arbitri imputati, come De Santis''. Un altro elemento significativo, ad avviso del Tribunale, e' rappresentato dal tempestoso dopopartita di Reggina-Juventus: ''Pur se e' risultato non vero quello che lo spavaldo Moggi andava dichiarando in giro, e per telefono, cioe' di avere chiuso l'arbitro Paparesta nello spogliatoio...nondimeno va valutata la reazione di Paparesta di non inserire il comportamento furioso nel referto arbitrale, reazione che va interpretata come un effetto di un timore reverenziale''. Il tribunale parla inoltre del ''rapporto disinibito con i rappresentanti della Figc'' citando una telefonata con l'ex presidente Franco Carraro da cui emerge ''l'alto livello dell'invadenza nelle soluzioni tecniche'', in riferimento alla Nazionale e alle scelte dell'allora ct Marcello Lippi. Ma per il collegio ad integrare gli estremi di reato di frode sportiva ''sono sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate'' e spiega che ''trattandosi di reato di tentativo questo non necessita della conferma, che il dibattimento in verita' non ha dato, del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004/2005 a beneficio di questo o quel contendente''. La sentenza si sofferma anche sulle telefonate depositate dai legali di Luciano Moggi. Riconoscendo che la difesa e' stata ''se non in diritto, almeno in fatto, molto ostacolata nel suo compito dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 171.000, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato ad un modo di avvio e di sviluppo delle indagini per congettura, emerso al dibattimento'', Tra i temi proposti dall'accusa che il tribunale non condivide nella sentenza vi e' quello della presunta alterazione dei sorteggi arbitrali: ''Che il sorteggio non sia stato truccato - si legge - cosi' come hanno sostenuto le difese, e' emerso in maniera sufficientemente chiara al dibattimento''.

NAUFRAGIO COSTA, OGGI IL RIESAME DECIDERA' SE TENERLO IN CARCERE O METTERLO IN LIBERTA'

Tre scenari principali per la sorte del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, la cui posizione e' al vaglio dei giudici del tribunale del riesame di Firenze: o la conferma del carcere, o i domiciliari, o la liberta' con la revoca degli arresti a Meta di Sorrento (Napoli). Il riesame si puo'muovere fra queste tre macroscopiche scelte: la prima gradita alla procura di Grosseto, la seconda al gip che vedrebbe confermata la sua ordinanza del 17 gennaio, la terza alla difesa che punta a far togliere i domiciliari. Ha tempo entro il 9 febbraio per pronunciarsi, e potrebbe definire una quarta possibilita', per esempio una variazione della misura. Il collegio, formato da Livio Genovese, presidente, e dai giudici a latere Maria Elisabetta Pioli e Pier Francesco Magi, oggi si e' riservato la decisione dopo tre ore e mezzo di udienza, dove sono state discusse le due domande di riesame, con obiettivi opposti, quella della procura grossetana, rappresentata dal sostituto Stefano Pizza, e quella della difesa di Schettino, con gli avvocati Bruno Leporatti e Salvatore Parascandola esperto di diritto marittimo. L'udienza si e' conclusa verso le 15. Dopo circa tre ore e mezzo, il collegio si e' ritirato in camera di consiglio. Il pm Pizza e' rientrato subito a Grosseto senza parlare con i giornalisti, ma proprio dal capoluogo maremmano il procuratore capo Francesco Verusio ha detto di ''sperare che prevalga la forza della ragione''. ''Mi viene da pensare bene, spero'', ha anche aggiunto. La procura crede molto nei presupposti del pericolo di fuga e dell' inquinamento probatorio, percio' ha ribadito in udienza la necessita' di confermare il carcere. Mentre l'avvocato Bruno Leporatti, uscendo dal tribunale del riesame, ha detto che ''c'e' stata una lunga discussione'' tra le parti. L'altro difensore, Parascandola, ha invece ribadito come la difesa abbia argomentato che ''non e' possibile che Francesco Schettino possa reiterare il reato perche' non c'e' la possibilita' che attualmente torni al comando di una nave. Schettino si aspetta quello che abbiamo chiesto. Siamo ottimisti. Aspettava questa discussione'', ha detto ancora l'avvocato, e comunque ''e' particolarmente preoccupato come lo sarebbe chiunque che si trovi in questa situazione''. Schettino sta aspettando la decisione a Meta di Sorrento, dove, destando una certa curiosita', e' andata deserta una seduta del consiglio comunale chiamato a discutere una mozione sulla sua vicenda. Niente sulla vicenda della giovane hostess moldava Domnica Cermotan a bordo della Costa Concordia, aspetto 'rosa', di gossip, molto seguito dai media, del naufragio all'isola del Giglio. Anche oggi la difesa ha ribadito che la questione della giovane moldava ''e' irrilevante'', e la zia di Domnica, Lucica Cermotan Gurina, da Viareggio dove vive da cinque anni, ha difeso la nipote tagliando corto: ''Non penso proprio che sia l'amante di Schettino''.

SGOMINATO DAI CARABINIERI I CLAN IACOMINO, ASCIONE, PAPALE E BIRRA. SONO 41 GLI ARRESTI. DETERMINANTI LE DENUNCE DI IMPRENDITORI VESSATI

I carabinieri della Compagnia di Torre del Greco (Napoli) hanno eseguito, nelle scorse ore, cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di 41 affiliati a due clan camorristici in lotta per il controllo degli affari illeciti a Ercolano. Gli arrestati, tutti elementi di spicco dei clan Ascione-Papale e Iacomino-Birra, sono a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, omicidio, violazione alla legge armi, rapina e spaccio di droga. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia (Dia) di Napoli, i carabinieri hanno individuato i soggetti operanti nei clan e identificato gli autori dell'omicidio di Raffaele Filosa, eseguito a Ercolano l'8 luglio 2001, e del tentato omicidio di Vincenzo Durantini, avvenuto a Ercolano il 13 dicembre 2010 (fatto mai denunciato). Inoltre, i militari dell'Arma hanno identificato i soggetti coinvolti nel traffico di armi durante la lotta tra i clan e hanno scoperto due filoni estorsivi ai danni di commercianti del luogo. Nel corso dell'operazione sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni mobili e immobili per 10 milioni di euro.

sabato 4 febbraio 2012

LE COLLINE DI NAPOLI IMBIANCATE, MA IL MANTO DI NEVE DURA LO SPAZIO DI UNA MATTINATA

CONTRABBANDO DI SIGARETTE SULL'ASSE NAPOLI-UCRAINA, SEI ARRESTI

La Polizia di Trieste ha concluso l'operazione ''Voyager'' eseguendo sei misure cautelari e numerose perquisizioni emesse dalla DDA del capoluogo giuliano. Arrestati i vertici di un' associazione per delinquere transfrontaliera finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, gestito dalla malavita ucraina in accordo con la camorra. Tre importanti componenti sono stati arrestati oggi a Napoli con la ''contabile'' del gruppo, una donna di 68 anni; altri 3 cittadini ucraini sono cercati in Italia e all'estero per l'esecuzione dell'arresto. Le indagini, durate un anno e mezzo, sono cominciate dopo alcuni arresti di corrieri ucraini effettuati dalla Polizia di Frontiera di Trieste, che consentivano di ricostruire rotta e destinazione dei tabacchi di contrabbando. Le indagini, coordinate dal pm Pietro Montrone della DDA, sono state condotte da Squadra Mobile di Trieste che, con la Polizia di Frontiera, ha arrestato 15 corrieri sul confine italo-sloveno di Fernetti (Trieste), 4 a Napoli e 2 a Bergamo, in collaborazione con le locali Squadre Mobili. Nel corso delle indagini, coordinate dallo Sco, sono stati anche sequestrati 8 quintali di tabacchi di contrabbando e decine di autovetture.

venerdì 3 febbraio 2012

DE MAGISTRIS: ESISTE ALTRA SCAMPIA, QUELLA DELLA RESISTENZA DEMOCRATICA, MA NON C'E' ALCUN COPRIFUOCO NEL QUARTIERE

“Questa amministrazione pone massima attenzione verso Scampia, un territorio che in questi anni è stato teatro, attraverso l'impegno coraggioso di comitati e associazioni, di iniziative e mobilitazioni contro la camorra e a sostegno della legalità. Ben vengano, dunque, tutti quegli appuntamenti, dal valore anche simbolico, che rappresentano una riappropriazione di spazio pubblico da parte delle cittadine e dei cittadini, i quali lottano per sottrarlo al controllo criminale dei clan e alla logica inaccettabile delle faide. Stando alle informazioni istituzionali di cui sono in possesso, attualmente a Scampia non vige alcun coprifuoco, il che non significa una sottovalutazione della recrudescenza di sangue che pure si è verificata, nelle ultime settimane in particolare, in questo quartiere e soprattutto nelle aree limitrofe. Scampia, che sicuramente rappresenta un territorio difficile e complesso, possiede però anche il grande merito di aver saputo dar prova di una “resistenza democratica”, condotta dai suoi abitanti, contro la camorra: Scampia è dunque anche altro rispetto al crimine e all'illegalità. Perchè, come sosteneva il poeta Hölderlin, “Là dove c'è pericolo, cresce anche ciò che salva””. Lo scrive su facebook il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

 

 

LA CAMORRA LAVA I SOLDI SPORCHI IN SVIZZERA. INCHIESTA RICICLAGGIO DELLA DIA SULLA FAMIGLIA DI USURAI POTENZA DI SANTA LUCIA. ALTRI SETTE ARRESTI

Dalle prime ore di questa mattina personale del Centro Operativo dalla DIA di Napoli sta eseguendo ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Napoli su richiesta della locale DDA a carico di esponenti della famiglia POTENZA già colpita dalla misura cautelare dello scorso 30 giugno. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere, all’estorsione, all’usura ed al riciclaggio di ingenti capitali in Svizzera.

EVASIONE FISCALE DA OLTRE 100 MILIONI DI EURO, NEI GUAI PETROLIERE DI NOCERA INFERIORE GIUSEPPE DE MARINIS

Di seguiti un comunicato stampa della Guardia di Finanza di Napoli

I FINANZIERI DEL COMANDO PROVINCIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI NAPOLI, DAGLI SVILUPPI DELL’OPERAZIONE DI POLIZIA GIUDIZIARIA DELEGATA E COORDINATA DALLA PROCURA DI NOCERA INFERIORE DENOMINATA “MACCHIA D’OLIO” HANNO PORTATO E TERMINE UNA COMPLESSA VERIFICA FISCALE NEI CONFRONTI DEL GRUPPO SOCIETARIO, OPERANTE NEL SETTORE DEL COMMERCIO DI PRODOTTI PETROLIFERI, RICONDUCIBILE AL NOTO IMPRENDITORE NOCERINO GIUSEPPE DE MARINIS.
L’ATTIVITA’ ISPETTIVA, SVOLTA ANCHE GRAZIE ALL’AUSILIO DI INDAGINI FINANZIARIE E PATRIMONIALI, HA CONSENTITO DI DISVELARE UN’ENORME FRODE FISCALE LEGATA ALLA VENDITA IN CONTRABBANDO DI PRODOTTI PETROLIFERI PER OLTRE 20 MILIONI DI LITRI, CON UN DANNO AL FISCO QUANTIFICATO IN PIU’ 100 MILIONI DI EURO DI IMPOSTE (DIRETTE, INDIRETTE, ACCISE, IRAP) EVASE .
A SEGUITO DELLA METICOLOSA ATTIVITA’ DI VERIFICA, SONO STATE CONTESTATE MOLTEPLICI VIOLAZIONI ALLA NORMATIVA FISCALE, LEGATE AI SISTEMI DI FRODE, ACCERTATI NELL’AMBITO DELLA PREGRESSA ATTIVITA’ DI POLIZIA GIUDIZIARIA, ELENCATI DI SEGUITO:
§ CONTRABBANDO INTERNAZIONALE DI OLIO BASE DA DESTINARE ILLECITAMENTE ALLA PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DI OLIO LUBRIFICANTE, ATTUATO MEDIANTE L’UTILIZZO DI FALSA DOCUMENTAZIONE ACCOMPAGNATORIA E FISCALE E LA NECESSARIA CONNIVENZA DI:
- SOCIETÀ O DEPOSITI FISCALI ESTERI DISPOSTI A CEDERE MIGLIAIA DI LITRI DI OLIO A PREZZI ESTREMAMENTE BASSI ED IN EVASIONE D’IMPOSTA;
- SOCIETÀ ESTERE, DI COMODO, DISPOSTE A SOSTITUIRSI “SOLO CARTOLARMENTE” ALLE PRIME, NELLE OPERAZIONI DI VENDITA DELL’OLIO LUBRIFICANTE;
- SOCIETÀ ITALIANE DI COMODO (FITTIZIE O DISMESSE) DISPOSTE AD ACCETTARE “SOLO CARTOLARMENTE” L’ACQUISTO DEL PRODOTTO OLEOSO;
- SOGGETTI ITALIANI, REALMENTE DESTINATARI DELL’OLIO LUBRIFICANTE, RESPONSABILI DEL TRASPORTO DEL PRODOTTO E DELLA SUCCESSIVA DISTRAZIONE ILLECITA DELLO STESSO, IN COMPLETA EVASIONE DI IMPOSTA (IMPOSTA DI CONSUMO ED IVA);
§ FITTIZIE ESPORTAZIONI DI OLI LUBRIFICANTI VERSO SOCIETÀ ESTERE INESISTENTI A FRONTE DELL’ILLECITA DESTINAZIONE IN ITALIA DEL PRODOTTO IN CONTRABBANDO;
§ EMISSIONE, DA PARTE DI SOCIETA’ CD “CARTIERE”, DI DOCUMENTI DI ACCOMPAGNAMENTO FALSAMENTE ATTESTANTI LA CESSIONE DI OLIO LUBRIFICANTE BASE AD IMPOSTA ASSOLTA A SOCIETÀ COMPIACENTI, AL FINE DI ASSUMERSI FORMALMENTE IL DEBITO D’IMPOSTA, DI FATTO MAI VERSATA, NONCHÉ DI SCORTARE, DURANTE IL TRASPORTO, PRODOTTO IN “SOSPENSIONE D’IMPOSTA” DI PROVENIENZA ESTERA, MEDIANTE LA “SOSTITUZIONE ED ELIMINAZIONE” DEL DOCUMENTO ESTERO;
§ L’IMMISSIONE IN CONSUMO DI OLIO LUBRIFICANTE NON CONFORME ALLE SPECIFICHE TECNICHE PER LA GRADAZIONE SAE, RIPORTATE SULLE RISPETTIVE ETICHETTE DELLE CONFEZIONI;
§ L’ACQUISTO DI OLIO LUBRIFICANTE BASE DALL’ESTERO, IN ESENZIONE DI IMPOSTA DI CONSUMO, DOCUMENTALMENTE MASCHERATO COME “VEGETALE”, PRODOTTO NON SOGGETTO ALL’IMPOSTA DI CONSUMO, QUINDI IMPORTATO COME PRODOTTO DIVERSO DAGLI OLI MINERALI ELUDENDO COSÌ L’IMPOSTA GRAVANTE. IN PARTICOLARE, TALE ATTIVITÀ ILLECITA, È STATA POSTA IN ESSERE MEDIANTE L’INTRODUZIONE SUL TERRITORIO NAZIONALE DI PRODOTTO PETROLIFERO, PROVENIENTE DALLA SPAGNA, SCORTATO DA DOCUMENTAZIONE APPARENTEMENTE REGOLARE, SULLA QUALE ERA RIPORTATO QUALE INDICAZIONE DEL PRODOTTO LA DICITURA “MOTOSEGA”, MA CHE IN REALTÀ TRATTAVASI DI “OLIO BASE SN”, CHE VENIVA SUCCESSIVAMENTE IMMESSO IN CONSUMO, IN EVASIONE D’IMPOSTA.
IL GRUPPO VERIFICATO, OPERANTE ANCHE IN CAMPO INTERNAZIONALE, RISULTA UNO DEI PIÙ GRANDI IN ITALIA NELLO SPECIFICO SETTORE. IN PASSATO E’ STATO ANCHE LEGATO AL MONDO DEL CALCIO, A QUELLO DELLA FORMULA UNO NONCHE’ AD UN NOTO MARCHIO INTERNAZIONALE DI PRODOTTI PETROLIFERI.
GIUSEPPE DE MARINIS, GIA’ TRATTO IN ARRESTO NEI MESI SCORSI, E’ STATO DENUNCIATO A PIEDE LIBERO, UNITAMENTE AGLI ALTRI AMMINISTRATORI DEL GRUPPO, ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI NOCERA INFERIORE, PER REATI FISCALI E VIOLAZIONI ALLA NORMATIVA SULLE ACCISE.

mercoledì 1 febbraio 2012

MARE MOSSO ALL'ISOLA DEL GIGLIO, LAVORI SULLA CONCORDIA SOSPESI

Mare molto mosso e vento teso di Grecale dalla notte all'Isola del Giglio. I lavori sulla nave Concordia sono sospesi e da stamane si puo'

vedere da lontano che la vetrata della piscina a poppa si sta muovendo. Nei giorni scorsi si era infatti temuto che proprio quelle grandi vetrate

collassassero mettendo in pericolo gli operatori. Operazioni oggi sospese e grande incertezza per i prossimi giorni. Per avviare l'intervento di defueling si dovra'

attendere un miglioramento delle condizioni meteo.

 

I PASSEGGERI TEDESCHI DELLA CONCORDIA DENUNCIANO CAPITAN SCHETTINO E ALTRI UFFICIALI PER LESIONI, ABBANDONO E OMISSIONE DI SOCCORSO

Diciannove passeggeri tedeschi della Costa Concordia hanno sporto denuncia contro Francesco Schettino e gli altri ufficiali della nave da crociera ritenuti responsabili del disastro del Giglio. A confermarlo al tabloid Bild il legale Hans Reinhardt. Le accuse sono di "concorso in lesioni, abbandono, messa in pericolo della navigazione, e omissione di soccorso", ha spiegato l'avvocato. "Il capitano Schettino - ha aggiunto - ha abbandonato persone indifese e le ha messe in pericolo di vita".  

 

FALSI INVALIDI CHE PERCEPIVANO PENSIONI VERE, RETATA DEI CARABINIERI A NAPOLI. IN CELLA 32 PERSONE NELQUARTIERE POGGIOREALE

Finti invalidi che percepivano pensioni Inps vere. Accade a Napoli dove i carabinieri nella notte hanno eseguito 32 arresti di soggetti che negli anni hanno confezionato cartelle sanitarie attestanti anche gravi patologie con invalidità come cecità, difficoltà di deambulazione per poter poi ottenere pensioni. L'inchiesta ha svelato la truffa e i carabinieri in questi ultimi mesi hannos coperchiato il pentolone di una colossale truffa ai danni dell'istituto previdenziale Inps. Gli indagati inoltre percepivano anche un assegno a titolo di indennità di accompagnamento.Secondo quanto accertato dai carabinieri i 32 arrestati hanno truffato all'Inps più di 1 milione di euro. Dall'inizio di questa inchiesta sono 201 gli arrestati. E purtroppo sembra un filone ineasuribile di imbrogli agli istituti previdenziali che deve ancora essere smascherato completamente. In molti casi,poi, spiegano sempre i carabinieri, dietrolatruffa c'è anche lozampino della camorra.

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IL TESORO DEI CASALESI TROVATO DALL’ANTIMAFIA IN TRANSILVANIA

Sono due fratelli. Sono  originari di Aversa, bellissima città che conobbe i suoi fasti in epoca di dominazione normanna. Si chiamano Nìcola...