giovedì 24 aprile 2014

I PADRINI DI GOMORRA IN POSA CON SPECIAL ONE E I CAMPIONI DEL CHELSEA IN ALBERGO A BARCELLONA

Hotel Arts di Barcellona. Anno 2006. Mese di marzo. Una suite vista mare costava 7 mila euro a notte. Tre di queste suite erano prenotate da tre Napoletani: Carmine Pagano, Carmine Amato e Rito Calzone. Tre camorristi, tre signori della droga, tre capi di Gomorra. Sono accusati tra l’altro dell’omicidio di Carmine Anoruso commesso il 5 marzo in questa sala  bingo a Mugnano in Provincia di Napoli. I legali della difesa per scagionarli da questo assassinio hanno presentato come prova queste foto. Riconoscerete sicuramente Special One, José Mourinho, e alcuni  campioni del Chelsea della stagione 2006: Franckie Lampard, Nuno Ribeiro o se volete Manishe, Hernan Crespo… Allogiavano nello stesso albergo dei tre napoletani, inconsapevoli, ovviamente, si sono fatti fotografare con loro.  Foto che sarebbero state scattate tra il 3 e il 6 marzo del 2006….quando il Chelsea si trovava a Barcellona per giocare il 7 marzo la partita di ritorno di Champions valevole per l’accesso ai quarti di finale… 

Gli scatti sono stati pubblicati oggi  dal quotidiano “Roma”,  in edicola nella nuova veste grafica e mostrerebbero i tre imputati per omicidio Carmine Pagano, Carmine Amato e Rito Calzone nei corridoi dell'hotel assieme a Mourihno e i campioni della squadra di Roman Abramovich.   Le foto, le ricevute del pagamento dell'albergo, i biglietti aerei dimostrerebbero che i tre non potevano essere in provincia di Napoli a commettere un omicidio perché erano in Spagna… spiega il quotidiano Roma in un ampio reportage dedicato alla cosca camorristica degli scissionisti, noti anche come gli spagnoli per i loro interessi economici ed imprenditoriali sulla costa iberica…e perché è da lì, dalla Spagna che seguono gli affari di droga e le importazioni di fiumi di cocaina dal Messico e dalla Colombia.


giovedì 17 aprile 2014

BUROCRAZIA MALATA E PICCOLE MAFIOSITA' QUOTIDIANE NELL'ITALIA D'OGGI

Pensierino per il premier Renzi e piccolo spunto per noi italiani. Una mia amica mi ha spiegato che cosa significa provare a fare impresa in Italia. Lei ci prova da donna assieme ad una sua amica donna. Credo ora di aver capito anche meglio perché siamo un Paese mafioso fino al midollo. E credo di aver capito meglio di quanto lo avessi già compreso cosa significa Gomorra o camorra. Lei ha voluto investire una somma importante per aprire un locale notturno. Non importa dove. L'ha fatto. Ha creato posti di lavoro, molti precari ma comunque persone che possono contare su un reddito a fine mese. Ebbene questa mia amica ha dovuto affrontare una via crucis burocratica che a spiegarla non basterebbe un libro e a digerirla occorrerebbero chilogrammi di Malox. Certificati, richieste, attestati, documenti, notaio, commercialista, consulente del lavoro, permessi del Comune, della Provincia, della Regione, dei Vigili del Fuoco, l'agibilità, la sicurezza, l'iscrizione nel registro Asl, la Siae, i vigili urbani, la polizia, le tasse e altri 53 adempimenti burocratici che fanno venire i brividi per l'inutilità e la indispensabilità. Senza una cartuscella non si apre. Poi però, dopo questa via crucis, arriva il momento più complicato. Avere a che fare con la camorra, le camorre quotidiane. Quelle camorre che si consumano sotto gli occhi di tutti, che fanno parte del vivere d'oggi. Il politico che ti impone il tecnico tizio. Il burocrate che ti fa capire che la pratica va avanti prima se si fa un regalo a Caio. Il funzionario che ti spiega dove e come investire i soldi per fare pubblicità così stai sereno e non hai problemi. L'agenzia di pubblicità rivale che viene a minacciarti perché hai investito dalla sua concorrente e dunque devi aspettarti chissà quale ritorsione. Un po' come fanno i camorristi, quelli che però hanno davanti a loro le solite due strade obbligate: viale del Riposo Eterno e/o Grand Hotel Poggioreale. Poi c'è il giornaletto locale con lo scribacchino di turno (con regolare tesserino dell'ordine dei giornalisti) che se non fai pubblicità sulla sua carta straccia comincia a minacciarti di scrivere chissà cosa contro di te dimenticando che in Italia c'è il codice penale e che è previsto il reato di estorsione. Insomma, uno schifo, una merda che quando questa mia amica me l'ha raccontata ho capito perché va fatta una battaglia violentissima contro la burocrazia malata, la politica sporca e certi scribacchini cagnolini da riporto del potere malato che sporcano la nostra quotidianità. Noi siamo persone migliori, persone perbene, certe cose non le dobbiamo consentire. Siamo un paese che ha una sana e robusta Costituzione, buone leggi e grandi passioni per sconfiggere questa feccia che sporca la quotidianità e la normalità di ognuno di noi. Alla mia amica ho detto: brava. Lei si che ha avuto (scusate la volgarità) le palle. Quelle che mancano a tanti maschietti ricattatori, mestatori, poveracci che fingono di avere un ruolo in questa società malata che contribuiscono a insozzare e a renderla com'è: Gomorra. Gomorra non è Scampia, non è Napoli, non è un luogo fisico ma comportamenti, mentalità, subcultura.

martedì 15 aprile 2014

CORRUZIONE, AGLI ARRESTI DOMICILIARI IL PREFETTO ENNIO BLASCO E TRE IMPRENDITORI DEL NOLANO

Quattro arresti. Il prefetto di Benevento Ennio Blasco e tre imprenditori del Napoletano. L’accusa è quella di corruzione. Il corrotto sarebbe il prefetto. In cambio di ritardi sul rilascio della certificazione antimafia otteneva dagli imprenditori il pagamento di qualunque spesa quotidiana…. dalle ricariche telefoniche, all’impiego per la figlia presso società del gruppo di vigilanza, dalle spese di lavanderia a  biglietti ferroviari a gioielli, ristoranti… insomma la spesa quotidiana. Gli inquirenti definiscono la vicenda come caso di corruzione permanente. 
I fatti di corruzione sono relativi agli anni 2009 - 2011 quando Ennio Blasco era a capo della Prefettura di Avellino. In pratica gli istituti di vigilanza non consegnavano la certificazione antimafia agli enti pubblici per i quali lavoravano per ritardi ingiustificati degli uffici della prefettura di Avellino. E per questo le società private che si occupavano di controllo e sicurezza all’interno dei locali di aziende pubbliche in Irpinia (da Equitalia a società che si occupava di trasporti) gli appalti non venivano bloccati e gli imprenditori continuavano a guadagnare. Gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di Finanza di Napoli hanno scoperto che questi ritardi non erano frutto dell’inefficienza della burocrazia ma di un collaudato sistema corruttivo… che poi sono i due mali del Belpaese, che costano alle casse dello Stato miliardi di euro ogni anno. L’inchiesta che ha portato a quest’epilogo nasce l’indomani del sequestro lampo nel settembre del 2010 e della liberazione di Antonio Buglione con l’arresto poi di quattro banditi sardi che avevano chiesto 5 milioni di euro per il rilascio. I finanzieri entrarono in azione per capire se la famiglia dell’imprenditore aveva pagato il riscatto visto che i beni furono bloccati dalla magistratura come di prassi in questi casi…. é bastato guardare nei conti degli imprenditori per trovare troppi pagamenti di beni e servizi per un prefetto… E’ bastato seguire la scia dei soldi ed arrivare a Ennio Blasco… non nuovo a guai giudiziari. Fu già indagato, ma ne uscì pulito, nell’ambito di un’altra inchiesta a Napoli quand’era vice Prefetto. 

mercoledì 9 aprile 2014

NUOVO ARRESTO PER NICOLA SCHIAVONE, IL FIGLIO DEL PADRINO DI GOMORRA: FACEVA ANCHE L'USUARIO

Nicola Schiavone usuraio. Emerge da un'inchiesta che in qualità di capo dell’organizzazione mafiosa casertana, si occupava spesso anche direttamente non solo dei prestiti usurai, che potevano raggiungere fino al 5 per cento al mese di interessi , ma anche di minacciare quelli che non versavano in tempo gli interessi sui prestiti. Tra le tante vittime dei camorristi c’era anche una coppia di imprenditori che versando in stato di bisogno per rilanciare la loro aziende chiedono un prestito a persona del clan per 200 mila euro e si vedono costretti  restituirne oltre 350 mila. Stesso tipo di prestiti a strozzo con interessi da capogiro vengono imposti a tanti altri imprenditori che restituiscono fino all’ultimo centesimo oltre agli interessi per paura di ritorsioni degli Schiavone.  

SESSO IN CAMBIO DI APPALTI, STORIE DI CORRUZIONE NEL COMUNE DI SANTA MARIA A VICO: NOVE ARRESTI

Dalle prime ore dell’alba i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Caserta, coordinati dalla D.D.A. di Napoli, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 indagati, tra cui alcuni amministratori pubblici del Comune di Santa Maria a Vico, ritenuti responsabili, a vario titolo, di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio, corruzione e sfruttamento della prostituzione, aggravati dal metodo mafioso. 

Ultimissime

IL TESORO DEI CASALESI TROVATO DALL’ANTIMAFIA IN TRANSILVANIA

Sono due fratelli. Sono  originari di Aversa, bellissima città che conobbe i suoi fasti in epoca di dominazione normanna. Si chiamano Nìcola...