mercoledì 10 settembre 2014

MEGLIO MORIRE DA NAPOLETANI VERI CHE VIVERE IN UN CALIFFATO DELLA CAMORRA

Davide Bifolco non è diverso da qualunque altro napoletano e non merita più o meno rispetto di qualunque altro napoletano. Se il carabiniere che ha sparato l’ha fatto o meno accidentalmente lo stabilirà un giudice. Se ha sbagliato è giusto che paghi. Ho scritto la cosa più banale di questo mondo e domando scusa. Questa storia però mi induce a fare una riflessione. Come sempre la faccio da napoletano, a prescindere dal mestiere che faccio e dal mio ruolo, ammesso che ne abbia uno, in questa città. 
C’è una stragrande maggioranza di napoletani che dolosamente continua a delegare ad altri, che non ne hanno delega e nemmeno la rappresentanza, la rappresentazione di una Napoli sprofondata nel medioevo. Un ragazzino ucciso, rivolte di piazza, uomini in divisa costretti a non entrare in un quartiere, le foto di questo ragazzino ucciso esibite (non finite per caso) sul web e sui media che fanno il giro del mondo, spesso accanto o subito dopo le immagini e le notizie delle decapitazioni dei tagliagole dell’esercito del Califfato Islamico tra Siria e Iraq. Questo è il racconto di Napoli all’estero in questi giorni. Domanda: ma Napoli è realmente questa? Davvero stiamo rappresentando la realtà? E se non si riesce a fare un buon racconto di Napoli, a rappresentarla nella sua drammatica contraddittorietà la colpa di chi è?

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