NESSUN RAPPORTO CON IL BOSS DELLA CAMORRA LUBRANO, ASSOLTO L'EX SINDACO DI PIGNATARO MAGGIORE GIORGIO MAGLIOCCA

Dopo quasi un anno di battaglie nelle aule di giustizia Giorgio Magliocca, ex sindaco di Pignataro Maggiore, comune del Casertano, con un passato di consulente (2005-2006) del ministro delle comunicazioni Mario Landolfi e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, e' stato assolto con formula piena dalla grave accusa di concorso esterno in associazione mafiosa; a pronunciarsi in questo senso e' stato il gup di Napoli Eduardo De Gregorio, in sede di rito abbreviato. Magliocca, avvocato trentottenne, era stato arrestato l'11 marzo dello scorso anno su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti della DDA Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito, perche' accusato di aver stretto in due circostanze un patto politico-mafioso prima con il boss della camorra Lello Lubrano (ucciso il 14 novembre del 2002), quindi con il suo successore Pietro Ligato (detenuto al 41 bis), ricevendo sostegno alle elezioni comunali del 2002 e 2006, entrambe vinte, e assicurando in cambio appalti e finanziamenti pubblici, nonche' la possibilita' per gli uomini del clan di continuare a gestire i beni confiscati. E' stato scarcerato dal Riesame il 25 gennaio scorso, dopo oltre dieci mesi e mezzo passati tra il carcere e i domiciliari. Contro di lui una presunta cena con il boss Lubrano in un ristorante di Bellona, comune a pochi chilometri da Pignataro, fatto che non ha trovato riscontri durante il processo, cosi' come non ha trovato conferme l'incontro del 2006 con Pietro Ligato, che in quel periodo era in cella. Ad accusare Magliocca anche un collaboratore di giustizia, Giuseppe Pettrone, e soprattutto un ''nemico politico'' come l'allora consigliere di minoranza al comune di Pignataro Raimondo Cuccaro, oggi sindaco del paese; la sua amministrazione si e' costituita parte civile, cosi' come l'altro teste dell'accusa Enzo Palmesano, giornalista, costituitosi al posto della Provincia di Caserta. Le denunce di Cuccaro e Palmesano riguardavano in particolare la gestione dei beni confiscati, ovvero la villa del boss Raffaele Ligato, piu' volte oggetto di atti vandalici, l'annesso pescheto e un appartamento, beni che non sarebbero mai passati realmente sotto il controllo dell'amministrazione, tanto che il gip Terzi, nell'ordinanza di arresto, esprimeva dure censure morali verso Magliocca. Dopo aver appreso dell'assoluzione perche' il fatto non sussiste, Magliocca, difeso dall'avvocato Mauro Iodice, si e' detto ''soddisfatto perche' finalmente e' stata ristabilita la verita'. Sono stato vittima di una vendetta della camorra''. Parole di gioia ma anche frecciate a sinistra e magistratura. ''Ricordo i giorni delle accuse, e ancor piu' la certezza che Giorgio ne sarebbe uscito a testa alta. Una storia, quella di Magliocca, che rafforza in noi la fiducia nella Verita', che e' sempre destinata a trionfare'', dichiara Mario Landolfi, sub commissario regionale del Pdl Campania. Soddisfazione giunge anche dal Pdl casertano, con i senatori Pasquale Giuliano e Gennaro Coronella, rispettivamente coordinatore e vice-coordinare provinciali, esprime ''viva soddisfazione''. Per Vincenzo D'Anna, componente della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere della Camera dei Deputati, ''un altro teorema a carico di un esponente politico del Pdl e' caduto''. Meno soddisfatto uno dei grandi accusatori di Magliocca, il giornalista Enzo Palmesano: ''Rispetto la sentenza - afferma - ma non la condivido, ci sono tutti gli elementi perche' possa essere ribaltata in appello''.

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