NAPOLETANO E ITALIANO, DUE LINGUE MADRI RACCONTATE TRA IDIOMI E IDIOTI

Una mia amica e collega, Monica Napoli, dimorante nei sobborghi di Milano (già il cognome vi fa capire il dramma), mi ha richiesto un parere linguistico sull'abuso del "la" da parte dei milanesi. Che sostengono peraltro ingiustamente che al Sud conosciamo poco l'itagliano. Parere che volentieri ho rilasciato e che rendo pubblico.

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Il napoletano conosce tre lingue di base. Appena nati il nostro "uè" non è il vagito ma la prima frase in napoletano che racchiude tutto lo stupore di chi vede la luce. Quel "uè", spiegalo ai nordici, è come dire "che bello, chissà dove sono e soprattutto chissà chi cavolo sono?". E questa è la nostra lingua madre che articoliamo subito. Dopo qualche giorno di vita io ho sentito ai bambini che protestavano contro le mamme che li ingozzavano anche qualche "kitemmuort". Vorrei sbagliarmi ma su questo ci sono studi in corso da parte della Federico II, dipartimento di linguistica e fonetica pediatrica. Poi conosciamo lo spagnolo che è patrimonio genetico generico. Di norma castigliano, ma anche il catalano e il galiziano non lo disdegniamo. Poi le zie ci insegnano l'italiano. "O criature s'adda' mpara' subito nu poco di italiano" dicono. Premure familiari. Vivi in Italia, parli italiano. A scuola ci insegnano bene l'italiano e l'inglese. Per tradizione culturale tanti imparano il francese. I tassisti napoletani, poi, come ben sai, per motivi che sfuggono a chiunque conoscono anche il cinese. Cinese mandarino e qualche dialetto. Siamo poliglotti direbbe Totó... che a tutte queste lingue aggiungeva la conoscenza del cuneese. Devo chiedere all'azienda di inserire nell'aggiornamento professionale lezioni di napoletano. Accusì s' 'mparan a campa' pure a Santa Giulia, a Rogoredo e nei tanti villaggi vicini come Tradate, Novate, Bollate, Baranzate e altri nomi strani che finiscono pallidamente e pallosamente tutti in "ate". A Napoli diremmo ma "J....ate a....". Il resto glielo dici tu Monica

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