NICOLA COSENTINO È L'UOMO DEL CLAN DEI CASALESI NELLE ISTITUZIONI. LO DICE IL TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE. L'INCHIESTA FU AVVIATA DAL MAGISTRATO ANTIMAFIA RAFFAELE CANTONE

L’ex vice ministro dell’economia del governo Berlusconi, Nicola Cosentino, all’epoca in cui era indagato per mafia, sfotteva i cronisti che lo inseguivano per un commento, guardando dritto in camera e dicendo: "non avete mai visto un camorrista?" Era indagato inuna inchiesta su rifiuti e camorra avviata e quasi portata a termine dall'allora magistrato della procura antimafia di Napoli Raffaele Cantone.

Da qualche ora Cosentino è un condannato per mafia. Nove anni di reclusion deve scontare. Il  Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha giudicato colpevole di essere stato referente nazionale del clan dei casalesi nelle istituzioni, di aver agevolato la cosca mafiosa  casertana nel business milionario dei rifiuti.
E di aver aiutato i mafosi in quella terra che oggi chiamiamo terra dei fuochi (tra Napoli e Caserta),  avvelenata per un  ventennio dall'interramento criminale di ogni sorta di rifiuto e scorie industriali importate illegalmente dal  nord Italia e dal nord Europa dal clan dei Casalesi. Alla lettura della sentenza  Nicola Cosentino non era presente in aula. È agli arresti domiciliari a Venafro, in Molise con divieto di colloquio con chiunque.
La procura antimafia di Napoli aveva chiesto 16 anni di carcere. La difesa di Cosentino ritiene una enormità anche i nove anni inflitti al loro assistito e faranno ricorso. Per Cosentino, però, quello in corso non è l'unico  processo per mafia che sta affrontando.




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