PANNELLA HA RAGIONE: IL CARCERE NON E' LA CONDANNA A MORTE PER I DETENUTI E NEMMENO L'ULTERIORE CASTIGO A SCONTARE LA PENA IN CONDIZIONI DISUMANE E DEGRADANTI

Chi sbaglia paga. La pena deve essere certa. La pena deve essere scontata. Il luogo  dove chi commette un reato deve scontare la pena passando un certo periodo della sua vita rinchiuso dentro uno spazio istituzionale si chiama "carcere", non lager. Quello che accade nei penitenziari italiani è il contrario di quello che hanno stabilito i padri Costituenti. Il modo in cui i detenuti italiani (e chi li vigila per lavoro, dunque uomini e donne della polizia penitenziaria) vengono trattati è inumano e degradante. L'esecuzione della pena detentiva in un paese che vuole dirsi civile deve essere organizzata in modo tale da non rappresentare, nelle sue modalità, un castigo ulteriore rispetto a  quello che già si realizza per effetto della privazione della libertà personale. Non c'è mafioso, assassino, delinquente, criminale che possa essere condannato senza che lo Stato si ponga il problema del suo possibile recupero sociale. Nessuno di noi è criminale per nascita, ognuno di noi può diventarlo, tutti abbiamo evitare  il  carattere criminogeno assunto dalle carceri italiane. Non si può più accettare che in un penitenziario come ad esempio quello napoletano di Poggioreale, che può ospitare in condizioni appena decenti 1400 detenuti, ce ne possano essere 2800. Nessuno di noi potrà mai immaginare in quali condizioni detenuti e poliziotti vivono in quell'ambiente, quale forma di abbrutimento può sopraffare anche la persona meglio disposta. Ecco perchè quello che fa Marco Pannella, quello che dice Giorgio Napolitano oppure ciò che vorrebbe fare il ministro Paola Severino per consentire ai detenuti condizioni umanitarie sebbene in un regime di privazione della libertà personale, sono cose che noi tutti dovremmo sentire come giuste e per le quali dovremmo batterci. Io dico una cosa banale: chi sbaglia deve pagare e deve essere certo che paghi la pena fino all'ultimo, ma va garantito a chi deve scontare la pena il diritto a condizioni umane e a non fargli vivere il carcere come una ulteriore condanna a condizioni degradanti e disumani come accade oggi.

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