IL CASO SALLUSTI, LA LIBERTA' D'INFORMAZIONE E UNA SERIA RIFLESSIONE SUI REATI DI OPINIONE

Il direttore Alessandro Sallusti condannato in Cassazione a 14 mesi di reclusione per il reato di diffamazione non andrà in carcere a meno che non voglia alloggiare per qualche giorno in cella per poi presentarsi come vittima dei giudici comunisti e spendere il suo martirio sul mercato della politica per guadagnare uno scranno nel prossimo Parlamento. Col sistema elettorale del Porcellum non sto a spiegarvi chi lo farebbe eleggere e per fare che cosa. E però la vicenda Sallusti proprio per l’abnormità che vedrebbe un giornalista finire in carcere (e non sarebbe la prima volta) per aver scritto un articolo (chissà che cosa pensano in Europa quelli che ci chiedono sempre e solo rigore economico e finanziario ma non pretendono il rispetto di elementari diritti come quello d’opinione) dovrebbe essere l’occasione per aprire una riflessione nella categoria dei giornalisti e nella nostra società. Il reato di opinione esiste solo nelle società fasciste, dove c’è un’opinione dominante e tutte le altre sono reati quando non si uniformano a quella di regime. Speriamo si riesca a sviluppare una discussione seria dove il problema non è Sallusti in galera o Sallusti libero. Speriamo si riesca a cancellare il reato d’opinione come figura di reato che porta in cella. Ferma restando che chi diffama deve pagare sempre la sua colpa e che oltre a discutere dei giornalisti (una Casta) che esercitano un mestiere molto delicato che andrebbe maneggiato con cura si possa fare altrettanto anche dei magistrati che spesso hanno un potere discrezionale incredibile che incide sulla nostra libertà personale e non sempre lo usano con giudizio. Il principio secondo cui ognuno è responsabile delle proprie azioni deve valere per tutti perché tutti dovremmo essere uguali davanti alla legge e non come avviene in Italia dove c’è sempre chi è più uguale di altri.

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