NUOVO FARMACO SOLUZIONE A LEUCEMIA CRONICA. E' INIBITORE DELLE CELLULE TUMORALI E RIDUCE MORTALITA'

Un tempo l'unica speranza era il trapianto di midollo, un'intervento difficile, invasivo e al quale non tutti si potevano sottoporre. E se eta' e condizioni cliniche lo impedivano, il destino allora era uguale per tutti. Dalla leucemia mieloide cronica non si scampava e la morte era cosa praticamente certa. Oggi e' tutto diverso, trent'anni di ricerche in campo ematologico hanno portato a nuovi farmaci, arrivati alla terza generazione, capaci di garantire il controllo della malattia e molto spesso anche la completa guarigione. Proprio di un nuovo farmaco, ritenuto dagli esperti fondamentale nella cura, si e' parlato oggi a Napoli nella prima prima giornata di un convegno al quale parteciperanno oltre trecento esperti da tutto il Paese. Si tratta di un inibitore della proteina Bcr-Abl che causa la produzione delle cellule tumorali. Un nuovo farmaco che in Italia e' stato gia' indicato come trattamento di prima linea per i pazienti adulti. A discuterne nella giornata inaugurale del convegno, il direttore del Centro di riferimento scientifico dell'istituto di Ematologia di Bologna, Michele Baccarani, il direttore di Ematologia e trapianti di midollo della Federico II di Napoli e presidente nazionale della Societa' italiana di ematologia (Sie), Fabrizio Pane e l'ordinario di Medicina interna ed ematologia dell'Universita' di Torino Giuseppe Saglio. Sulle cause della leucemia mieloide cronica, uno dei quattro tipi di leucemia piu' diffusi al mondo, la ricerca non e' arrivata ancora a una risposta. L'unica causa accertata sono le radiazioni ionizzanti dopo un'esplosione atomica, ma anche se di catastrofi nucleari non se ne verificano ogni giorno, le percentuali di malati di leucemia in Italia sono comunque preoccupanti. Sono circa 9.000 gli italiani ad avere questa malattia, l'incidenza e' di 2 casi per 100.000 abitanti ed e' in crescita con l'aumento della vita media. Sono tra i 600 e i 900 i nuovi casi all'anno in Italia, 57 solo in Campania nel 2011. L'insorgenza e' soprattutto tra i 60 e i 65 anni, ma in paesi del Sud America, dell'Africa o dell'Asia scende anche ai 40-45 anni, mentre in Cina e Arabia Saudita ci sono diversi casi attorno ai vent'anni d'eta'. Lo scopo della ricerca in questo settore e' proprio questo: curare bene anche le persone che si ammalano in giovane eta', con farmaci che siano in grado di bloccare la malattia quando e' ancora in fase cronica, evitarne l'evoluzione verso la fase blastica, provare a sconfiggere definitivamente il male e allo stesso tempo garantire una tossicita' ridotta del farmaco per i soggetti che devono cominciare ad assumerlo in eta' precoce. ''Con l'introduzione delle nuove terapie - spiega Baccarani - la sopravvivenza a 10 anni e' passata dal 20% all'80% e la fase cronica della malattia si e' prolungata incrementando sempre di piu' l'aspettativa di vita''. Attorno al 2000 la prima svolta: non piu' i classici chemioterapici, ma farmaci in grado di bloccare la causa genetica della malattia con miglioramenti che sono stati subito visibili. Secondo dati recenti, a 8 anni solo poco piu' della meta' dei pazienti ha bisogno di prendere ancora il farmaco. ''Anche il follow up a 3 anni - spiega Saglio - conferma come il trattamento del nuovo farmaco garantisca risposte molecolari complete che raggiungono il 30% a tre anni, rispetto al 15% che si ottiene con l'altro farmaco''. ''L'ematologia italiana - dice Pane - non ha nulla da invidiare agli altri Paesi, e' tra le prime tre nazioni, assieme a Stati uniti e Germania, per produzione scientifica e ha come fiore all'occhiello il progetto Labnet, un network di 36 laboratori specializzati in biologia molecolare''.

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