CONSIGLIO DI CALDORO PER IL RILANCIO DEL PDL: BASTA CONTA DELLE TESSERE E GUARDARE AD UN MODELLO LEGGERO ALL'AMERICANA

''La partecipazione, l'adesione a un partito, non puo' essere vincolata a una tessera''. Il governatore della Campania, Stefano Caldoro, rilancia l'idea di pensare al partito prendendo come esempio il modello americano. ''Il vero problema e' quello della rappresentanza, occorre pensare a un partito diverso, leggero, che non sia pesante come lo era nel passato - ha affermato - C'e' un sistema che funziona e bene, ed e' quello americano nel quale il pluralismo viene garantito, ognuno difende gli interessi territoriali che rappresenta''. Sono ''Tea Party'', ha ricordato il governatore, ''un modo per esprimersi, una forma di rappresentanza che non si cristallizza e viene sciolta quando ha esaurito il suo compito''. E' nella ''non cristallizzazione'' il vantaggio della forma di rappresentanza costituita dai Tea Party perche' in questo modo, ''non diventano lobby''. Un nuovo modello di partecipazione il cui livello non sia rappresentato ''soltanto dall'iscrizione''. ''E' in questo quadro che occorre riorganizzare il partito - ha sottolineato - E' essenziale non omologare, ma avere espressioni plurali''. Un partito ''non puo' essere un ambito chiuso con le tessere''. Un elemento che deve comunque essere presente nella vita del partito, ha tenuto a precisare, ''ma non deve essere elemento per selezionare la classe dirigente''. ''Professioni, volontariato, coloro che fanno attivita' sociali e stanno in campo ogni giorno - ha aggiunto - sono questi i mondi che dovremmo riuscire a coinvolgere. Spesso avviene quando ci sono elezioni se c'e' una forte leadership''. Nella fase italiana attuale, pero', ''il quadro e' un po' diverso'' ecco perche' occorre lavorare sulla rappresentanza''. ''Siamo tutti cofondatori del Pdl - ha sottolienato - Un partito che si puo' strutturare in maniera moderna. Piu' difficile che lo si chieda per esempio al Pd''. Sulla presenza di molti magistrati in politica, Caldoro ha precisato che, a suo avviso, ''e' eccessivo chiedere che un magistrato che fa il politico non faccia piu' il magistrato''. ''Meglio, come e' ora, che non svolga piu' quella attivita' nel territorio dove ha fatto politica - ha concluso - ma che un magistrato che fa politica rinunci alla carriera non mi sembra una cosa da chiedere''.

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