IN TERRA DI GOMORRA NESSUNO VUOLE PIU' FARE IL MAGISTRATO. POCHISSIMI INCENTIVI E SOPRATTUTTO TROPPI PERICOLI ARRIVANO DALLE MINACCE DEI CASALESI

Altri cinque giudici e due magistrati lasciano palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere. L’organico di questo fortino dello Stato in terra di Gomorra, dove il reato maggiormente perseguito è il 416 bis - l’associazione per delinquere di stampo mafioso -, e l’aggravante è quella di far parte della cosca dei Casalesi, amministrare la giustizia in nome del popolo italiano fa paura, o se volete, non è appetibile. Su un organico di 94 toghe, al lavoro ce ne sono 71. E quello che è peggio è che altri sette magistrati lasciano su loro richiesta per andare a lavorare altrove. E siccome non si tratta di episodi isolati, ma di oggettive difficoltà a lavorare in queste zone dove anche chi, o forse è meglio dire soprattutto chi indossa la toga è spesso minacciato, anche di morte, come dimostrano le fortificazioni a difesa del Tribunale e il fatto che molti giudici e magistrati devono essere scortati, su 13 posti messi a concorso negli uffici giudiziari sammaritani, nessuno ha fatto domanda. La denuncia, nero su bianco, è della Anm locale che in un documento descrive la fuga da Santa Maria Capua Vetere, dove i magistrati che hanno rappresentato lo Stato in questi anni, prima nel silenzio e oggi col clamore di quei media prima colpevolmente distratti, hanno inflitto secoli di carcere ai boss casalesi, sbattuto in celle al 41 bis i padrini e soprattutto tolto loro beni per almeno 2 miliardi di euro negli ultimi tre anni. Il rischio ora qual è? E’ che la lotta alla camorra che dava frutti incredibili rischia di arenarsi e che i processi, anche quelli di camorra, possono bloccarsi, col rischio che estorsori, killer sanguinari e criminali comuni la facciano franca. Insomma in terra di Gomorra delinquere torna a essere sinonimo di impunità.

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