NICOLA PANARO IN MANETTE. ERA IL BRACCIO DESTRO DI SANDOKAN. ERA TRA I TRENTA LATITANTI PIU' PERICOLOSI

Chattava su internet con amici. Era disarmato. Non ha opposto resistenza. Ha fatto i complimenti ai carabinieri che lo hanno sorpreso, si è fatto ammanettare e portare via. E' finita così, in una anonima casa di Lusciano, un piccolo centro del Casertano, la carriera criminale di Nicola Panaro, 41 anni, nipote di Francesco Schiavone, il padrino del clan dei Casalesi già in cella da anni al 41 bis. Meno facile per i carabinieri è stato tenere a bada una trentina di persone, amici e parenti del Panaro, assiepati fuori la caserma. Alcuni di loro hanno anche minacciato giornalisti e cameraman. Panaro era uno dei trenta latitanti più pericolosi in circolazione, ricercato anche in campo internazionale dal 2003. Per gli inquirenti, considerati i legami di parentela con Schiavone e la caratura criminale, era il reggente della cosca dei casalesi... in difficoltà a causa di arresti e sequestri di beni. Era lui a gestire il mercato delle estorsioni e a far confluire il denaro in una cassa comune gestita assieme a Michele Zagaria e Antonio Iovine, le altre due primule rosse del clan ...anche loro tra i primi trenta criminali inseriti nello speciale elenco dei latitanti stilato dal Viminale. Nella casa in cui Panaro è stato sorpreso i carabinieri hanno trovato computer con cui andava su facebook e intesseva rapporti con amici, telefonini satellitari, apparecchiature per rilevare cimici e un sofisticato impianto di videosorveglianza che non ha impedito ai carabinieri di Caserta di sorprenderlo.

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