mercoledì 14 ottobre 2009

ROBERTO SAVIANO E', ANCHE SUO MALGRADO, IL SIMBOLO DELL'ANTIMAFIA E COME TALE VA PROTETTO. "GOMORRA" E' PANNA MONTATA, MA HA UN MERITO STORICO


"Roberto Saviano non doveva avere la scorta". Sono questi i titoloni che campeggiano su take di agenzie di stampa, giornali, telegiornali e blog che rilanciano un servizio che pubblicherà il magazine del Corriere della Sera. Le minacce che l'autore del best seller "Gomorra" aveva denunciato di subire dai Casalesi erano, usiamo un eufemismo per non offendere nessuno, "non riscontrate". C'era il parere negativo della Squadra Mobile della Questura di Napoli alla concessione della scorta. Dalle indagini effettuate emerse infatti che le minacce a Saviano erano "molto aleatorie". Tutto messo nero su bianco. Tutto finito nelle mani del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Tutto noto. Qualcuno ha definito quelle minacce anche una "riuscita operazione di marketing editoriale". Comunque sia, la notizia era arcinota da anni a quasi tutti i giornalisti napoletani che hanno una qualche dimestichezza con il mestiere che consente loro di vivere. Anch'io sapevo. Ora che c'è l'ombrello protettivo del Corsera e delle dichiarazioni di uno dei più bravi e seri investigatori della polizia di Stato (parlo di Vittorio Pisani) chiunque, soprattutto chi aveva ed ha sulle scatole Saviano, si esercita e si eserciterà nella facile dietrologia di sputare fango sul ragazzo d'oro di Mondadori che con Gomorra ha venduto qualche milione di copie in tutto il mondo. Lo si fa per invidia? Lo si fa perchè la pavidità di ieri ha lasciato spazio ad un coraggio insufflato dal fatto che oggi non si è più soli a dire quel che tanti sapevano ma non potevano o volevano dire? Non lo so! So però che se Saviano ha davvero ricevuto la scorta sulla base di "una riuscita operazione di marketing editoriale", per quel che poco che posso capire di camorra e dinamiche criminali campane (me ne occupo professionalmente da oltre 20 anni), oggi rischia davvero la pelle. In questi anni di scorta armata (a volte si è sfiorato anche il ridicolo per il modo in cui lo proteggevano) Saviano è entrato nella parte del professionista anticamorra, antimafia, anticasalesi, antiqualunquecosapossaesseremafiosoinitalia ed ha esagerato anche nel calpestare la dignità umana di certi camorristi. Sì, non vi spaventate per quel che scrivo, anche i reietti della società hanno una dignità umana (dovrebbero averla) da non calpestare. Eppoi, se Saviano non lo era o non lo meritava, oggi è suo magrado il simbolo vivente in carne ed ossa dell'antimafia in Italia. E' l'unico simbolo vivente italiano che unisce la berlusconiana Mondadori (casa editrice che gli ha pubblicato per pochi soldi per Gomorra) con il debenedettiano gruppo Espresso-Repubblica (che lo paga profumatamente per ogni articolo scritto in esclusiva). Insomma Saviano era ed è il prodotto di confine di due mondi che si danno battaglia in questo Paese ma che vanno a braccetto nello sfruttare il marchio Saviano. Certo non è una casualità che la notizia della scorta a Saviano emerga dalle colonne di un giornale liberale come il Corriere della Sera, figlio di un grande gruppo editoriale che si chiama Rcs. Dice un mio carissimo amico, un alto ufficiale dell'Arma dei Carabinieri che adora Saviano (e l'ha spesso bacchettato per certi eccessi verbali) per quel che ha rappresentato e rappresenta nell'immaginario collettivo nazionale ed internazionale: "Ce ne fossero tanti di Saviano in questo Paese". Perchè lo dice? Perchè se fosse anche vero che non meritava la scorta, oggi ne ha bisogno perchè davvero è il simbolo di una parte dell'Italia che si ribella allo strapotere mafioso e quando va in video o scrive sui giornali fa emergere una cosa che va molto oltre quello che un poliziotto, un carabiniere o un magistrato riesce a comunicare. Saviano vivo, scortato, che dice ai mafiosi "siete dei poveracci che fanno una vita di merda, redimetevi, andate a lavorare perchè da questa strada sbagliata ne ricavate solo lutti" è il testimonial più efficace per la lotta contro le mafie. Ve lo dice chi non ha apprezzato Gomorra, che dopo averlo letto l'ha definito panna montata di cose già lette e scritte. Però non si può non riconoscergli un merito: ha fatto parlare dei Casalesi. Una delle mafie più pericolose e meno conosciute del Paese. E' anche grazie a lui se finalmente le Istituzioni hanno investito denaro e risorse per estirpare questo cancro.

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