giovedì 26 giugno 2008

LA FAMIGLIA DI SANDOKAN IN FUGA DA CASAL DI PRINCIPE. CACCIA APERTA AI SUPERLATITANTI DELLA COSCA MAFIOSA CASERTANA



La famiglia di Sandokan Francesco Schiavone potrebbe lasciare Casal di Principe e dare in fitto la parte ancora non sequestrata del villone costruito a via Bologna dal boss dei Casalesi Francesco Schiavone. La notizia è de la edizione napoletana de la Repubblica. Ne hanno discusso qualche giorno fa in Procura magistrati, funzionari di polizia, ufficiali di carabinieri e finanza. A Casal di Principe ci sono Nicola, 30 anni, e i più giovani Carmine, Ivanhoe, Walter, oltre alle gemelline presenti nelle concitate fasi della cattura di Francesco Schiavone: era il 1990, dopo 13 ore di assedio Guido Longo, capo della Dia, fece staccare l'energia elettrica. Da un interrato inaccessibile e bene arredato, piastrelle griffate e marmi, Sandokan si arrese. Passava il tempo dipingendo figure sacre e controllando i monitor, telecamere nascoste all'ingresso della sua villa. La famiglia di Schiavone è seccata: pochi giorni fa, racconta il quotidiano diretto da Ezio Mauro, durante le nozze di Carmine, in un albergo cinque stelle di Vietri sul Mare, si è infilato il capo della Mobile di Caserta, Rodolfo Ruberti, per identificare i 200 invitati. Lui non lo era affatto. Ma si è presentato con 70 agenti ed ha aggiornato con i nomi raccolti le alleanze tra le famiglie. Un altro segnale: sono saltate tutte le regole non scritte di fair play. Ma da presenze e assenze è stata forse ridisegnata la nuova galassia dei Casalesi.
Ad allontanare la famiglia di Sandokan, dunque, potrebbe essere la nuova offensiva giudiziaria scattata contro il clan più feroce e potente della camorra, con potenza economica pari a quella militare. "La nostra offensiva prevede, ora più che mai, la cattura dei latitanti e la confisca dei patrimoni. Sono stati sempre i nostri obiettivi, lo sono oggi ancora di più", spiega Franco Roberti, capo del pool anticamorra, che dal "Processo Spartacus" in avanti ha ottenuto duemila arresti in provincia di Caserta, sequestri per oltre mille milioni di euro, tra contanti, quote societarie, ville, barche, auto, molte Ferrari tra queste. "Ci dà molta forza - aggiunge Roberti - la vicinanza del Capo dello Stato che in pochi giorni mi ha telefonato due volte: l'ho trasmessa a tutto il mio ufficio, impegnato oltre ogni limite. Anche il ministero dell'Interno ci sostiene, con dirigenti, personale qualificato, mezzi moderni di indagine".
La priorità è la cattura dei latitanti. Nel paese del casertano si vivono notti da coprifuoco, con quaranta auto civette, metà della polizia e metà dei carabinieri, che girano nei paesi degli ergastolani e dei latitanti. E il boss, che non ha alcuna intenzione di pentirsi, è preoccupato. Deve gestire comunque un clan, far controllare l'economia di un paese con ricchi allevamenti di bufale e imprese edili che trovano appalti e vincono gare pubbliche in tutta Italia, ma soprattutto sa che i suoi quattro figli maschi tutti liberi rischiano di inciampare in qualche grana giudiziaria. E la sua detenzione come quella dei Casalesi diventa ora più scomoda: con l'ex suo socio Francesco Bidognetti, Schiavone è all'Aquila. Passeranno in un carcere più duro: Opera, Parma o Tolmezzo.

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