sabato 29 marzo 2008

LA SAGA DEGLI SCHIAVONE, UN BIMBO PROTETTO COME UN PENTITO

Si sono presentati armati in casa del piccolo Carmine. Erano gli uomini del Servizio Centrale di protezione, quelli che vigilano sulla sicurezza dei pentiti. Hanno bussato alla porta dopo cena, quando il bambino stava già dormendo. Hanno esibito un ordine del magistrato del Tribunale per i Minorenni di Napoli: la revoca dell’affidamento di “Carminiello” agli zii e la consegna immediata del bimbo a quegli uomini armati che l’avrebbero “restituito” al padre naturale, ovvero Vincenzo Schiavone, collaboratore di giustizia, figlio del più noto Carmine Schiamone, pentito eccellente della camorra casertana. Una visita quella degli uomini del servizio di protezione che nessuno si aspettava, anche perché proprio ieri il nuovo papà di Carmine era stato al Tribunale per i Minorenni per sincerarsi che nessuno gli portasse via Carminiello, un bambino splendido che aveva trovato la sua stabilità in un nucleo familiare dopo anni di paure e tribolazioni. Invece quel suono del campanello a tarda sera, quella porta che si apriva e lo Stato che mostrava i suoi muscoli con un bambino di sei anni, buttato fuori dal letto per essere portato da un padre che probabilmente nemmeno conosce e che non ha mai giocato con lui. Un padre definito dallo stesso Tribunale per i Minorenni “inadatto al ruolo di padre”. Scene di disperazione nella famiglia dove Carminiello si trovava a suo agio, circondato dall’affetto degli zii-genitori e della cuginetta-sorellina. La nonna del bimbo è svenuta, urla, pianti e tentativi di resistere a quella “invasione” dello Stato non sono serviti niente. Quegli uomini armati dovevano eseguire un ordine. E davanti agli ordini non ci sono sentimenti che tengano. Carmine ha sei anni e mezzo, frequenta la prima elementare a Mondragone. Si era abituato a vedere i carabinieri sotto casa: non piangeva e non scappava più, come faceva prima. Il bambino ha un cognome che pesa come una maledizione: Schiavone. Che nell’Agro Aversano vuol dire molto. Suo nonno Carmine, il pentito, il suo prozio Francesco- che non ha mai visto- è il boss chiamato Sandokan. Un uomo che è stato inafferrabile per anni perché si nascondeva in un appartamento lussuoso sottoterra dove dipingeva quadri di Gesù e da dove impartiva l’ordine di uccidere ai suoi luogotenenti. Un bambino segnato: Sara, sua mamma, è morta in un incidente d’auto pochi mesi dopo la sua nascita. Un’auto l’ha uccisa a 18 anni. Con lei morirono anche sua sorella e un nipotino. Il papà di Carmine jr. per i periti del Tribunale per i minorenni ha una personalità borderline ed è “inidoneo” come genitore…Il piccolo adesso non vivrà con lo zio paterno e la sua famiglia, quello che chiama addirittura papà, e la cuginetta di 3 anni che per lui è come una sorellina. L’incubo di essere inghiottito dal programma di protezione, di finire di nuovo in una famiglia che sente estranea, quella di suo nonno, si è materializzata ieri sera.. Gli zii avevano chiesto di poter cambiare cognome al piccolo Carmine ed anche di far decadere la patria potestà di Vincenzo: lo Stato ha deciso diversamente. Non si capisce però in base a quale ragionamento giuridico.

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