UCCISERO IL CONSIGLIERE COMUNALE DEL PD LUIGI TOMMASINO PERCHE' AVEVA TRATTENUTO DEI SOLDI DEL CLAN D'ALESSANDRO. PRESI IN QUATTRO.DUE SI SONO PENTITI

Svolta nel giallo dell’omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia Luigi Tommasino, assassinato il 3 febbraio passato davanti al palazzo di giustizia della città mentre era in auto con il figlio 15enne, fortunatamente rimasto illeso.
Ad assassinarlo sarebbero stati quattro killer del clan D’Alessandro, cosca dominante nella zona. Ad accertarlo i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno coordinato le indagini della polizia napoletana.
Uno dei quattro presunti sicari è Salvatore Belviso, 26 anni, di Vico Equense, cugino e braccio destro di Vincenzo D'Alessandro, il capo del clan camorristico Stabiese. Era stato scarcerato pochi giorni fa dopo che era stato arrestato dai carabinieri per estorsione, ora torna in cella con un’accusa gravissima: omcidio. Un secondo sicario, già in carcere per altri motivi, si è vista notificare in cella l'ordinanza di custodia cautelare. Altre due persone sono state identificate e fermate con analoghe accuse ma la loro vicenda giudiziaria seguirà un iter diverso perché hanno deciso di collaborare con la giustizia e spiegare per quali motivi la cosca decise di uccidere un consigliere comunale così in vista in città. Per ora la versione ufficiale è che Tommasino, secondo quanto riferito dai pentiti, avrebbe trattenuto una forte somma di denaro relativa ad appalti pubblici e destinata al clan D'Alessandro.
Ad assassinarlo sarebbero stati quattro killer del clan D’Alessandro, cosca dominante nella zona. Ad accertarlo i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno coordinato le indagini della polizia napoletana.
Uno dei quattro presunti sicari è Salvatore Belviso, 26 anni, di Vico Equense, cugino e braccio destro di Vincenzo D'Alessandro, il capo del clan camorristico Stabiese. Era stato scarcerato pochi giorni fa dopo che era stato arrestato dai carabinieri per estorsione, ora torna in cella con un’accusa gravissima: omcidio. Un secondo sicario, già in carcere per altri motivi, si è vista notificare in cella l'ordinanza di custodia cautelare. Altre due persone sono state identificate e fermate con analoghe accuse ma la loro vicenda giudiziaria seguirà un iter diverso perché hanno deciso di collaborare con la giustizia e spiegare per quali motivi la cosca decise di uccidere un consigliere comunale così in vista in città. Per ora la versione ufficiale è che Tommasino, secondo quanto riferito dai pentiti, avrebbe trattenuto una forte somma di denaro relativa ad appalti pubblici e destinata al clan D'Alessandro.

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