LE STRENNE DI NATALE DEI CAMORRISTI CASALESI, ARRESTI E SEQUESTRI DEI CARABINIERI

Nelle prime ore della mattinata odierna, ad epilogo di una complessa indagine coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dall'Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli nei confronti di 12 persone (10 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), affiliati e/o fiancheggiatori del clan "dei casalesi" gruppo Schiavone, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione in concorso, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e cessione di sostanze stupefacenti, reati aggravati dalla finalità mafiosa.
I provvedimenti restrittivi costituiscono il risultato di un'articolata e complessa indagine avviata nel gennaio 2009 allo scopo di contrastare le agguerrite compagini facenti capo, all'epoca, a SCHIAVONE Nicola cl.'79 (primogenito di Francesco inteso Sandokan) ed operanti in Aversa e comuni limitrofi.
I primi risultati investigativi avevano già consentito l'emissione di un decreto di fermo, disposto dai magistrati della DDA ed eseguito il 7 giugno 2010, nei confronti di dieci appartenenti al medesimo clan, essendo emersi, all'epoca, oltre al pericolo di fuga, sia l'assoluta necessità ed urgenza di interrompere una pervicace attività estorsiva nei confronti di operatori commerciali della zona di Aversa, sia l'improcrastinabilità di catturare l'ala militare del gruppo, resasi nel frattempo responsabile del tentato omicidio di due affiliati per dissidi interni.
L'indagine, proseguita anche dopo l'esecuzione del provvedimento di fermo, ha permesso di accertare - attraverso attività tecniche corroborate da mirati riscontri alle dichiarazioni rese dai numerosi collaboratori di giustizia, tra i quali spiccano i nomi di LAISO Salvatore, PICCOLO Raffaele, VARGAS Roberto, CANGIANO Nicola, CATERINO Salvatore, già organici al clan - che molti degli indagati, capeggiati da DE BIASE Gaetano e FALCONE Pietro, non si limitavano soltanto all'imposizione delle tangenti con metodo "classico" (ovvero con minaccia espressa o velata degli emissari del clan cui consegue la dazione brevi manu della somma estorta), ma si erano specializzati nel seguire un percorso più "raffinato", pur sempre originato dalla minaccia insita nell'appartenenza al clan, grazie al quale, dietro il "paravento legale" di alcune imprese/agenzie specializzate, più o meno direttamente riconducibili ad affiliati, veniva imposto:
- a titolari di attività commerciali, l'acquisto di gadgets pubblicitari (calendari, agende, penne, accendini, ecc.) ad un prezzo di gran lunga superiore a quello di mercato, al fine di far conseguire al clan un elevatissimo profitto, grazie ad un rincaro, rispetto all'ordinaria fornitura, di circa il 150% del costo del prodotto. Grazie a tale attività, nel solo periodo natalizio, nelle casse del clan entravano dai 150.000 ai 200.000 euro ;
- ad altri operatori (principalmente ristoratori, organizzatori di comitati per feste patronali o di piazza e titolari di emittenti televisive locali) la scritturazione per prestazioni canore di cantanti neomelodici - tra cui, oltre la compagna di DE BIASE Gaetano, ovvero FERRARA Rita (in arte Ida D'AMORE), anche altri cantanti tra i quali Franco D'AMORE, cugino di Ida, Nico DESIDERI, Ciro RIGGIONE, Nico D'AMBROSIO, Tony CALISE, Mauro LANDI, Flavio MARINO, Giovanna ROMANO. Il relativo compenso veniva solo in parte devoluto all' "artista", essendo invece in gran parte destinato alle casse del clan o a singoli affiliati.
Le indagini hanno, inoltre, evidenziato il ruolo di primo piano rivestito da LIMALDI Silvana, vedova di FALCONE Ettore, boss di Aversa ucciso a Parete nel 1990 e madre di FALCONE Pietro. La donna, nella cui disponibilità erano state rinvenute e sequestrate munizioni e una pistola marca S&W cal. 9x21 con matricola abrasa, oltre a detenere le armi del clan, offriva agli affiliati supporto logistico consentendo l'utilizzazione della propria abitazione per riunioni, alle quali presenziava e partecipava attivamente anche nel ruolo decisionale.

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