LA GRANDE FUGA DALL'ITALIA DEI VALORI DI TONINO DI PIETRO, IERI LEADER RIVERITO OGGI DEFINITO INCOERENTE E MASSIMALISTA

Volano gli stracci dentro l'Idv. Massimo Donadi è fuori, Nello Formisano se ne va sbattendo la porta. E bollando Tonino Di Pietro come uomo "inaffidabile e incoerente''. Lo dice al Mattino Formisano che ieri insieme a Massimo Donadi ha rasssegnato le dimissioni dall'Italia dei Valori e da tutte le cariche che ricopriva nel partito e nel gruppo parlamentare. Ma non si è dimesso da
parlamentare perchè si viene eletti "senza vincolo di mandato". E non importa se ad eleggerti è un partito e poi in corso d'opera passi persino dall'altra parte della barricata. Il cambio di casacca, per quanto possa essere agli occhi di alcuni riprovevole, è pratica antica della cara repubblica italiana. Formisano se ne va perchè si è accorto che  "ormai il partito ha preso una deriva massimalista'' a causa anche dei ''continui cambi di linea''.  Formisano spiega che "il congresso aveva stabilito: nel centrosinistra senza se e senza ma" ma Tonino "preferisce un altro approdo'', quello ''radical-massimalista che ha preteso in Sicilia. Intendiamoci, non sono un ingenuo: laggiu' abbiamo raddoppiato i nostri voti, ma con lo sbarramento al 5% il nostro 3,5% non è servito a nulla. Eppure Crocetta è una persona perbene. Ci si poteva schierare con lui. Invece a Tonino non va bene mai niente''. Anche i casi Scilipoti e Razzi, spiega Formisano, sono nati dall'''ostinazione di Tonino di correre da solo'': ''Nel 2001 Di Pietro volle andare da solo, all'improvviso dovette riempire centinaia di caselle, 475 alla Camera e 220 al Senato. Metteva tutti dentro. E quando poi il partito è cresciuto gente come Scilipoti e Razzi ha chiesto il conto''.

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