SAVINA CAYLIN, DIECI MESI DI TERRORE A BORDO DELLA PETROLIERA CON I PIRATI SOMALI PRONTI A TUTTO SE NON PAGAVANO IL RISCATTO

Dieci mesi nelle mani dei pirati. Dieci mesi vissuti tra gli ultimatum dei sequestratori, gli appelli disperati dei marinai prigionieri e le manifestazioni dei familiari per chiederne la liberazione. E' l'incubo nel quale sono finiti dall'8 febbraio scorso i cinque marinai italiani e i 17 marittimi indiani che si trovavano a bordo della petroliera italiana Savina Caylyn, sequestrata l'8 febbraio scorso da un gruppo di pirati e liberata oggi. A preoccupare sin dall'inizio i familiari le richieste dei sequestratori. "O l'armatore invia un fax immediatamente, dove accetta le nostre condizioni, 16 milioni di dollari come riscatto, oppure - chiedevano i pirati lo scorso maggio - entro domani mattina, porteremo a terra il comandante, il direttore di macchina e il primo ufficiale. Li abbandoneremo". Agli ultimatum dei sequestratori sono seguiti gli appelli disperati dei marinai italiani a bordo della petroliera. "Vi prego, aiutateci! Siamo italiani come voi e non abbiamo mai fatto male a nessuno - diceva sempre nel maggio scorso il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera, a capo dell'equipaggio - ma ora qui stiamo morendo. Il governo abbiano pieta' di noi: siamo italiani, siamo persone innocenti, abbiamo i figli a casa e vogliamo rivederli". Appelli seguiti in agosto dalla pubblicazione di foto choc, inviate via fax, dei marittimi nelle mani dei sequestratori: scalzi, seduti per terra, i polsi prima liberi poi legati da grosse cime.
Per mantenere alta l'attenzione sui marittimi sequestrati dai pirati somali sulla nave 'Savina Caylyn' si e' costituito anche il coordinamento 'Liberi subito'. Una delegazione procidana lo scorso agosto a Rimini ha incontrato e consegnato una lettera contenente l'appello dei cittadini dell'isola al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "L'isola di Procida - scrivevano nella lettera - e' da immaginarsi come una grande famiglia ed inevitabilmente la vicenda della petroliera italiana Savina Caylyn coinvolge l'intera comunita'. Non sopportiamo piu' il rumore di questo silenzio ci sentiamo lasciati soli e calpestati come italiani, ma come procidani non ci fermeremo: rivogliamo tutti i marittimi a casa al piu' presto. Il nostro popolo e' fatto di persone miti e dignitose che manifesta in maniera sobria anche quando scende in piazza, ma la voce della nostra isola deve giungere forte e chiara a coloro che possono e devono risolvere la questione". A pochi giorni dall'incontro con il capo dello Stato uno striscione con le foto dei 5 italiani sequestrati e' stato esposto sulla facciata di Palazzo San Giacomo, sede della giunta comunale di Napoli. Lo striscione, portato al sindaco Luigi de Magistris dai familiari dei marittimi, recava le scritte "Aiutateci" e "Liberiamo gli italiani dimenticati nelle mani dei pirati somali".
Manifestazioni che dalla Campania, con i cortei di barche a Procida, sono giunte fino a Roma dove il 7 settembre centinaia di persone sono arrivate fino a Piazza Montecitorio per chiedere la liberazione dei marittimi. Sette pullman riempiti dalla delegazione composta da tutti i familiari dei due procidani rapiti, rappresentanti dell'amministrazione comunale tra cui il sindaco di Procida Vincenzo Capezzuto, e i cittadini del coordinamento 'Liberi subito'. Nella capitale la delegazione era stata ricevuta dall'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Lo scorso ottobre poi i marittimi tornano a notizie sulle loro condizioni, definite "disperate", da Antonio Verrecchia ed Eugenio Bon, due degli italiani rapiti che lanciano un appello all'armatore e al mondo politico italiano. "Siamo in procinto di arrivare ai nove mesi di sequestro - raccontavano i due sequestrati - la trattativa e' ferma e purtroppo i pirati si aspettavano una chiamata dall'armatore che non e' mai arrivata. Chiedo al nostro armatore e alle autorita' italiane di fare davvero qualcosa - e' l'appello di Verrecchia - sono nove mesi che siamo qui e noi siamo dei lavoratori del mare innocenti". Poi negli ultimi giorni voci di una soluzione sempre piu' vicina e oggi la liberazione.

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